La Flotilla di primavera, che in queste ore naviga placida verso le coste greche dove avrà un altro checkpoint prima di raggiungere, forse, Gaza, sta avendo inevitabilmente meno eco rispetto alla precedente, che aveva smosso le piazze in tutta Italia. È una missione in sordina, quasi dimessa, nonostante gli sforzi per attirare l’attenzione su di sé, ma sicuramente ha avuto le attenzioni dello Stato di Israele, che in questi giorni si sta preparando per quando le barche saranno nei pressi del confine oltre il quale scatta il blocco navale. Questa mattina, infatti, il premier Benjamin Netanyahu ha partecipato a una consultazione sulla sicurezza relativa al nuovo viaggio della Global Sumud Flotilla verso la Striscia di Gaza, dove è attesa a maggio, probabilmente attorno alla prima metà del mese, considerando che dopo la Grecia farà tappa anche in Turchia.
Nel frattempo, il ministro della Difesa Israel Katz, ha dichiarato di aver imposto sanzioni a una campagna di crowdfunding lanciata dalla Global Sumud Flotilla, che a suo dire è “organizzata dall'organizzazione terroristica Hamas, in collaborazione con altre organizzazioni internazionali e sotto le spoglie di una flottiglia di aiuti umanitari”. L’imposizione delle sanzioni, ha spiegato, “costituisce un passo significativo nello sforzo di interrompere le fonti di finanziamento della Flotilla”, perché “ha lo scopo di dissuadere i donatori dal contribuire a un'organizzazione terroristica”. Nella stessa dichiarazione, il ministro della Difesa Katz ha sottolineato che può ordinare il sequestro dei beni di un'organizzazione designata come terroristica o di beni destinati a essere utilizzati per attività terroristiche.
Lo stesso ministro ha dichiarato che la Marina israeliana è già pronta a intercettare le barche della Flotilla, circa 60. Nel frattempo l’organizzazione continua a rilasciare report sulla missione, a informare la “flotta di terra” sui movimenti in mare ma l’attenzione ottenuta nella precedente missione sarà difficile da replicare. Perché non solo la piazza, ma anche i media stanno dando meno importanza a questo secondo tentativo di “rompere l’assedio”, principalmente perché la missione è stata concepita esattamente come quella precedente e, per questo motivo, avrà lo stesso identico finale. Inoltre, molte persone la scorsa volta erano davvero convinte che la Flotilla nascesse come operazione umanitaria per portare aiuti alla popolazione di Gaza ma ben presto tutti si sono dovuti arrendere all’evidenza che, al contrario, è una missione politica. Anche gli artisti che a settembre e ottobre erano schierati con loro ora tacciono, lasciando la Flotilla a navigare quasi nel silenzio.