«Mi hanno licenziato per aver fatto il mio lavoro»
Alla fine lo hanno cacciato. Destituito dal servizio. Ilario Esposito, guardia giurata Atm da tre anni, è stato licenziato per giusta causa dopo l'episodio del 21 marzo alla stazione Cadorna. Senza stipendio, con quattro figli da mantenere, una ex compagna disoccupata che abita con lui per ragioni finanziarie e il rischio concreto di non poter più fare questo mestiere per il resto della vita.
«Eravamo in due, ronda itinerante, verso le 23.30 - la guardia giurata ricostruisce i fatti -. Sul treno della metro rossa otto ragazzi molestavano un gruppo di ragazze. Abbiamo chiesto di scendere. Il convoglio era già fermo per guasto tecnico. Cinque scendono in banchina, uno resta sopra senza biglietto. Tenevano le bottiglie di Montenegro per il collo, come armi. Non le posavano».
In banchina parte il contatto: un ragazzo spinge Ilario, gli rovescia il bicchiere addosso. «Solo allora ho estratto l'arma, l'ho portata al petto con la canna verso il basso, come da procedura. Non l'ho mai puntata. Il collega ci ha separati, ma io non ho aggredito nessuno dice Ilario ho protetto quelle ragazze e me stesso. Otto contro due».
L'azienda, con cui abbiamo parlato, contesta duramente la versione del dipendente. «Dagli accertamenti effettuati con la massima attenzione, la guardia giurata ha del tutto disatteso i protocolli operativi, in particolare estraendo la pistola senza necessità di legittima difesa».
Secondo le verifiche interne e l'analisi delle immagini di videosorveglianza, al momento dell'estrazione dell'arma «i ragazzi non avevano un atteggiamento minaccioso né esisteva un pericolo imminente». Atm sottolinea inoltre che l'addetto non era solo, ma affiancato da un collega, e che l'episodio è avvenuto sulla banchina, luogo «per definizione altamente frequentato».
L'azienda definisce il comportamento «grave e ingiustificata inosservanza delle regole di ingaggio» e parla anche di «false dichiarazioni rilasciate» dal dipendente. Le prove video, che saranno mostrate a Ilario, «confermano tale condotta».
Atm ribadisce che la sicurezza è «un valore prioritario e non negoziabile» e che il rispetto rigoroso dei protocolli è obbligatorio. Precisa infine che l'arma non è di dotazione aziendale, ma di proprietà personale della guardia.
Ilario commenta amaro: «Mi hanno messo alla gogna per aver fatto il mio lavoro. Se domani succede di nuovo, tanto vale mettere i cartoni animati sulle banchine».
Oltre al licenziamento, pende su di lui l'inchiesta della Polizia Amministrativa della Questura (PAS), che sta acquisendo le immagini e potrebbe revocargli definitivamente il titolo di guardia giurata, impedendogli di esercitare questa professione per sempre.
Entro dieci giorni l'avvocato Gennaro Colangelo - che, insieme al sindacato Faisa contesta l'uso delle telecamere per fini disciplinari senza richiesta della Procura - ha già chiesto l'accesso agli atti. Entro dieci giorni dovrà presentare istanza per il Consiglio di Disciplina (3 funzionari Atm + 2 sindacalisti). Ilario sa che le probabilità di conferma sono altissime, ma l'avvocato impugnerà comunque il provvedimento.