Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi da solo. Ne è convinta la Procura di Pavia, al punto da variare il capo d'accusa in omicidio volontario aggravato rispetto a quello provvisorio, contestato all'inizio della nuova inchiesta, che prevedeva il concorso con Alberto Stasi, l'unico condannato per il delitto di Garlasco, o con altre persone. Ora Stasi esce dalla scena del crimine. Perché dopo oltre un anno di approfondimenti investigativi che compongono un impianto solido, sorretto dalla consulenze tecniche sul luogo del delitto e sul corpo della vittima, gli inquirenti non inseguono ignoti, ma esclusivamente Sempio, l'amico di Marco, fratello di Chiara, contro il quale sono pronti a depositare il decreto di conclusione dell'indagine e chiedere, successivamente, il rinvio a giudizio. Prima, però, il pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Fabio Napoleone vuole offrire un'ultima chance al sospettato per rispondere alle contestazioni delineate nell'informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano (agli ordini del colonnello Antonio Coppola) dopo l'interrogatorio disertato lo scorso 20 maggio, quando l'indagato non si era neppure presentato dai pm, grazie all'istanza della sua difesa che aveva eccepito la nullità dell'invito, perché mancava l'informazione sull'accompagnamento coatto in caso di rifiuto. Ieri la Procura ha notificato a Sempio un nuovo e ultimo invito: dovrà presentarsi a Pavia il prossimo 6 maggio. Una possibilità che si è aperta a seguito delle numerose interviste tv in cui l'indagato si è detto disponibile a essere ascoltato per chiarire tutto e i suoi avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, avevano ammesso di non avere preclusioni rispetto all'ipotesi di comparire davanti agli inquirenti. "Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva, tenendo conto del fatto che per la seconda volta dall'inizio dell'inchiesta Andrea viene convocato ma senza che gli atti delle indagini siano stati depositati", ha detto a caldo la penalista Taccia. Nei prossimi giorni, dunque, il team dell'indagato dovrà sciogliere la riserva sull'opportunità di rispondere alle domande di un interrogatorio al buio, dove i magistrati metteranno sul tavolo le prove ancora secretate, oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. Al momento, in attesa della discovery, sono tre, infatti, gli elementi addebitati a Sempio che sono stati svelati nel corso di questi mesi. C'è il Dna su due unghie di due mani diverse di Chiara, cristallizzato nell'incidente probatorio come cromosoma Y della linea paterna di Sempio, l'impronta 33 sul muro delle scale della cantina, che per i pm appartiene all'indagato per 15 minuzie, e l'alibi dello scontrino del parcheggio delle 10,18 del 13 agosto 2007, sconfessato da un testimone che avrebbe confermato come non sia stato Sempio a ritirarlo quella mattina al parcheggio di Vigevano nell'orario in cui veniva uccisa Chiara. L'inchiesta contiene una ricostruzione del tutto inedita, delineata dalla concatenazione delle risultanze della Bpa del Ris di Cagliari, che ha rivalutato le tracce di sangue nella villetta, e la consulenza dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, che sposta l'orario della morte della vittima e allunga tempi e fasi dell'aggressione. E così sulla scena del crimine entra Sempio ed esce Stasi, per il quale il procuratore Napoleone ha chiesto al procuratore generale di Milano Francesca Nanni di valutare l'iter della revisione.