Teheran minaccia: "Risposta militare senza precedenti". Ma la crisi morde

Scritto il 30/04/2026
da Chiara Clausi

La replica ufficiale è bellicosa, però si studia una nuova soluzione negoziale

I colloqui tra Stati Uniti e Iran sono in una fase di stallo. Washington scommette che la Repubblica islamica cederà presto a causa dell'aggravarsi della crisi economica. Teheran scommette che saranno gli Stati Uniti a cedere per primi e a porre fine al blocco dei porti iraniani per calmare i mercati globali e far scendere i prezzi della benzina. Il regime iraniano intanto starebbe preparando una nuova proposta di pace mediata dal Pakistan, ma al momento si è impegnato a continuare a interrompere il traffico attraverso lo Stretto finché sarà minacciato, il che potrebbe significare ulteriori interruzioni delle forniture di petrolio, in un conflitto che ha già causato migliaia di morti e sconvolgimenti economici a livello globale.

Teheran ha poi minacciato "azioni militari senza precedenti" se continuerà il blocco americano, ha affermato però anche che il Paese è in grado di resistervi grazie all'utilizzo di rotte commerciali alternative. Il regime degli ayatollah vuole inoltre che gli Usa riconoscano il suo diritto ad arricchire l'uranio per quelli che definisce scopi pacifici e civili. Possiede una scorta di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, materiale che potrebbe essere utilizzato per diverse armi nucleari se ulteriormente arricchito.

La guerra sta avendo un peso enorme sull'economia iraniana. La valuta nazionale ha toccato ieri il minimo storico di 1,8 milioni di rial per un dollaro. Il rial ha visto il suo valore diminuire di quasi il 15% solo negli ultimi due giorni. L'inflazione dell'ultimo mese è stata del 65,8%, una tendenza che sarà esacerbata probabilmente dal crollo della valuta. Il prezzo della carne rossa è salito all'equivalente di circa 3,6 dollari al chilo, una cifra inaccessibile alla maggior parte della popolazione in una nazione dove il salario minimo si aggira intorno ai 130 dollari al mese. Le aziende, dalle manifatture ai negozi al dettaglio, stanno chiudendo. La campagna di bombardamenti condotta da Israele e Usa ha causato ingenti danni a strade, porti ed edifici residenziali. Ha colpito anche settori industriali vitali, tra cui le principali acciaierie e fabbriche petrolchimiche. I media statali stimano che la ricostruzione postbellica potrebbe costare circa 270 miliardi di dollari, una cifra insostenibile per un paese con un prodotto interno lordo annuo di 341 miliardi di dollari e oltre un milione di disoccupati. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha quindi accusato Trump: "Punta sulla pressione economica per piegarci".

L'Iran inoltre è sommerso da una quantità tale di petrolio invenduto che sta immagazzinando in serbatoi abbandonati, secondo il Wall Street Journal. Senza la possibilità di stoccare il greggio nei container o caricarlo sulle navi, il sistema petrolifero iraniano è infatti probabilmente destinato a implodere a breve. "È un regime autoritario, e può affermare che resistere alle pressioni economiche è una questione di orgoglio nazionale", ha dichiarato Alex Vatanka del Middle East Institute. Allo stesso tempo, "a causa del blocco potremmo scoprire che sempre più persone non avranno altra scelta se non quella di mobilitarsi politicamente".

In più l'Iran non ha più un unico leader religioso indiscusso al vertice del potere, da quando diverse figure di alto livello, tra cui la Guida Suprema Ali Khamenei, sono state uccise negli attacchi israeliani e statunitensi. La nomina del figlio ferito di Khamenei, Mojtaba, al suo posto ha conferito maggiore potere ai comandanti intransigenti dei Pasdaran. Un prolungato blocco di internet ha colpito duramente le attività online. La domanda è: quanto gli iraniani sono disposti a sopportare? "Gli iraniani soffrono in queste avversità", ha affermato Mohamed Amersi del Wilson Center di Washington. "Ma la loro soglia di tolleranza al dolore è più alta".