Veleni, dossier e caccia alle streghe. È l'onda lunga del No al referendum

Scritto il 30/04/2026
da Augusto Minzolini

La sinistra sta cavalcando l'euforia giustizialista dopo la bocciatura della riforma. Ma rischia l'effetto boomerang

Chi ha vissuto quel momento lo ricorda bene: la sinistra passò dall'euforia del referendum capeggiato da Segni dell'aprile del '93 in meno di un anno al "de profundis" delle elezioni del marzo del '94 che segnarono l'avvento di Berlusconi.

Un anno della gioiosa macchina da guerra di Occhetto e di "caccia alle streghe" agli esponenti del "vecchio regime" che suscitarono un fenomeno di rigetto nell'elettorato moderato che il Cav interpretò da maestro. "In una situazione drammatica come l'attuale puoi perdere tempo con la Minetti?" si interroga oggi Antonio Bargone, all'epoca esponente dei Ds, degli eredi del Pci: "Puoi passare il tuo tempo solo a chiedere dimissioni?".

Euforia pericolosa. Cavalchi la stagione dei patiboli e puntualmente, quando l'opinione pubblica si stanca assillata dai problemi quotidiani, c'è la sconfitta dei giacobini. Il passato è costellato di parabole simili. In un centro-destra confuso e disorientato annusano l'aria e ci sperano. "Creano un'atmosfera - ragiona il ministro Zangrillo - che è il biglietto da visita della loro sconfitta. Gli conviene farsi risucchiare dal passato? La gente è incazzata quando vede i prezzi della benzina e se gli parli della Minetti si incazza ancora di più". "Rischiano di perdere elezioni - confida il forzista Fabrizio Sala - già vinte. Invece di sparare sul carovita chiedono ogni giorno le dimissioni di qualcuno". Mentre Simonetta Matone che quei tempi li ha vissuti descrive così il fenomeno. "Rischiano l'effetto Rimbaud - spiega - : una testa al giorno e l'euforia del referendum si esaurisce in un secondo".

Già, la vittoria del referendum ha determinato un cambio di scena. Richieste di dimissioni una dopo l'altra: il patibolo per il Ministro Nordio (foto) è stato eretto quattro volte. Poteri che guardano al nuovo corso del Paese. L'aria diversa che fa rialzare la cresta a chi era in letargo. Tornano in auge i campioni del giustizialismo. E quella frase di Gratteri che rimbomba: "faremo i conti". Lui ha già cambiato registro ma è impossibile sopire i sentimenti di "revanche" che animano certi mondi. E te ne accorgi. La grazia a Minetti era stata concessa nel silenzio il 18 febbraio, mentre il presunto scandalo è scoppiato ora: che c'è stato di mezzo? Forse non c'entra un tubo ma l'unica risposta è il referendum. Prima del 23 marzo per modificare un decreto a suo avviso sbagliato il Colle esercitava la "moral suasion" nel riserbo delle stanze ovattate del Quirinale. L'ultima volta, dopo il referendum, platealmente con un nota ufficiosa finita sulle agenzie di stampa. L'aria è cambiata al punto che Ranucci, deus ex-machina di Report, ha chiesto al ministro Nordio se era mai andato al ranch del compagno della Minetti in Uruguay riportando la soffiata del solito uccellino. Solo che era su Rete Quattro. Il ministro ha smentito in una scena paradossale. E il suo vice, Sisto, il giorno dopo si è inalberato: "Una vergogna sentire addirittura le minacce a Nordio su Rete Quattro". Raccontano che per l'episodio la premier è ancor più nera: "Commedia indegna" avrebbe commentato.

Si assiste ad un crescendo rossiniano come ai tempi della "gioiosa macchina". Il verde Bonelli agita sempre più l'"affaire Minetti": "Cosa succederà quando usciranno i nomi degli italiani che frequentavano il ranch Gin Tonic di Cipriani?". Solo che se si va avanti un anno con questo spartito la gente si stufa. "È stancante - ammette la maga Alessandra Ghisleri - e controproducente: ogni volta che insultavano il Cav io registravo un aumento dei suoi consensi. Dove arriveremo? A chiedere i nomi di tutti quelli che frequentano il Cipriani di Milano. Ma siamo seri!".

Il punto vero è che nella Storia di questo Paese con la "caccia alle streghe" nessuno ha mai vinto le elezioni. Qualche dubbio serpeggia pure nel Pd. Ieri in un divano di Montecitorio Marco Sarracino e Igor Taruffi, detto Tarufenko come custode dell'ortodossia "schleiniana", dissertavano sul tema. "Io sono del parere - diceva quest'ultimo - che Nordio debba restare lì un altro anno. Sono problemi loro ma purtroppo pure del Paese". Mentre Saracino più prudente: "I rischi di atteggiamenti, di approcci simili vanno calcolati. Ricordo ancora la gioiosa macchina da guerra e il vestito marrone di Occhetto. Mettiamoci in testa che ogni elezione fa storia a sé". Mentre Vinicio Peluffo dà la colpa del gioco al rialzo alle primarie: "Tutti sgomitano. C'è la corsa a chiedere le dimissioni per paura che lo faccia prima l'altro. Dovremmo darci delle regole".

Quindi, il problema esiste come l'esperienza insegna. "Purtroppo la nostra base è cambiata - confida la riformista Lia Quartapelle - è diventata più estremista. Ciò non toglie che con la caccia alle streghe perdi un pezzo di elettorato che potrebbe rivelarsi decisivo". Rammentate gente.