I misteri del "lupo solitario" che ha sparato ai militanti Anpi

Scritto il 30/04/2026
da Stefano Vladovich

Contestato il tentato omicidio al 21enne fermato a Roma per i fatti del 25 Aprile. "Io della Brigata ebraica", ma è smentito. La Comunità condanna: "Sgomento"

Entra in azione dopo la "cacciata" della Brigata ebraica. Eitan Bondì, 21 anni, è stato arrestato martedì notte dagli uomini della Digos. "Sono stato io a sparare contro quelli dell'Anpi. Sono della brigata ebraica. La pistola? L'ho gettata via". Davanti al pm Francesco Lo Voi non dice altro, Eitan, ex studente di architettura. Nemmeno cosa ci facesse con un piccolo arsenale di carabine e coltelli trovato in casa, nel quartiere Marconi dove vive con i familiari. A incastrarlo pochi ma fondamentali frame, in particolare gli spezzoni di due telecamere. La prima lo riprende in via Ostiense angolo via delle Sette Chiese.

Il ragazzo arriva a bordo di uno scooter, un Honda SH, mimetica e casco integrale in testa. Si ferma, mette un piede a terra e senza scendere prende la mira contro la coppia di sessantenni. Il braccio teso, come ha visto fare nelle serie di mala. Fortunatamente la pistola da softair non può uccidere. Ma il gesto è sufficiente per essere accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di arma illegale. Il secondo video che mette gli inquirenti sulla pista giusta è di pochi minuti dopo. Il 21enne torna a casa, stesso motorino bianco, mimetica e casco. Si leggono solo un paio di numeri della targa. La polizia ricostruisce quelli mancanti usando un software sofisticatissimo.

Incrocia i dati con quelli della motorizzazione civile fino ad arrivare all'esatta corrispondenza con il modello dello scooter. Non ci sono dubbi: è lui l'attentatore del 25 aprile. L'irruzione in casa, il fermo, la confessione chiudono il cerchio su tutta la vicenda. Il ragazzo, nonostante le dichiarazioni, non risulta iscritto alla Brigata ebraica. E nemmeno all'Associazione Italia Israele lo conoscono. Risulta, però, nel registro della Comunità ebraica romana, uno degli oltre 12mila nella capitale. "Veniva in Sinagoga" ricordano al vecchio quartiere ebraico, "ma non sembrava una testa calda". Gli investigatori però, su di lui, sospettano altre azioni dei mesi passati, almeno dall'attentato terroristico del 7 ottobre. In attesa della convalida del fermo, le indagini proseguono per accertare il suo coinvolgimento nelle aggressioni nei confronti di attivisti e antagonisti in occasione di manifestazioni e sit in pro Pal. Come accaduto a Testaccio il 25 aprile del 2024 quando una donna con la kefiah palestinese, Elisabetta La Pera, viene insultata pesantemente da un gruppo di simpatizzanti israeliani. Stesso giorno: contro i manifestanti che gridano "Mai più genocidio" e cantano "Bella Ciao" dalle fila degli "avversari" urlano "Vie' qua che ti sfondo". A una ragazza gridano con il megafono: "Devi fare la fine delle donne israeliane del 7 ottobre, devono stuprare anche te".

Altri esponenti della comunità ebraica, il 2 ottobre scorso, aggrediscono e pestano studenti e insegnanti del liceo artistico Caravillani. Fra gli aggressori c'è anche Bondì? Certo è che il giovane ha una passione per le armi. Rider per sbarcare il lunario, il patentino per il tiro sportivo gli era stato già ritirato. Un tipo pericoloso, stando alle armi sequestrate.

"La Brigata ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, di non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome" sottolinea Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata di Milano. "Noi abbiamo combattuto per la libertà e la dignità umana". Prende le distanze anche la Comunità ebraica di Roma, cui Bondì risulta iscritto. Il presidente Victor Fadlun parla di sgomento e indignazione dissociandosi "senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica". Ai due feriti, Nicola Fasciano, 66 anni, e Rossana Gabrieli, 62 anni, colpiti da Bondì perché avevano al collo il fazzoletto dell'Anpi, rivolge tutta la sua solidarietà per l'accaduto. "Ho fiducia nel lavoro della Procura e auspico venga ricostruita con chiarezza ogni responsabilità", conclude.