Un punto fermo. "Il bambino c'è ed è malato". Gravemente malato. Francesca Nanni, procuratrice generale, è nel suo ufficio di Milano. E farebbe volentieri a meno dei riflettori: invece prima è arrivato il capo della Procura di Pavia Fabio Napoleone che ha annunciato l'invio del dossier Garlasco. Settanta faldoni, una mole sterminata, per quel che risulta al Giornale. Poi, ecco la tempesta del caso Minetti. Ma Nanni, magistrato di grande esperienza, non si scompone: "È chiaro che noi non possiamo andare ad indagare direttamente all'estero", ma è quella la direzione di marcia della nuova inchiesta, "che naturalmente passerà attraverso il ministero della Giustizia e l'Interpol. Due gli obiettivi: la Spagna e l'Uruguay. Nella precedente investigazione ci eravamo concentrati sull'Italia" e tutta la documentazione sembrava confermare la solidità della richiesta di grazia presentata da Nicole Minetti. Poi è arrivato il Fatto Quotidiano e ora, come richiesto dal Quirinale, si impongono nuovi, urgenti approfondimenti. La grazia, se si può usare questa immagine, assorbe come una spugna mille spunti e suggerimenti. Si tiene conto dello stile di vita del condannato e pure dell'impatto sull'opinione pubblica di un eventuale provvedimento di clemenza. "Dunque - riprende Nanni - chiederemo alla Spagna", dove Minetti è rimasta per un certo periodo, "e all'Uruguay tutta una serie di delucidazioni che possono aiutare a capire. Ad esempio se ci siano indagini penali in corso".
Il magistrato non scende nei dettagli ma i riferimenti sono evidenti: il Fatto ha parlato del ranch, il Gin Tonic di Punta del Este, dove Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani avrebbero ospitato ragazze squillo. Se ci fosse un'inchiesta aperta con questa ipotesi di reato, il quadro cambierebbe e i presupposti della grazia potrebbero scricchiolare. Il Quirinale ha concesso il "perdono" per esigenze umanitarie che paiono granitiche e non contestabili. Va però compreso il contesto: c' è la madre biologica del ragazzo che risulta irreperibile, e c'è addirittura la morte, in forma di giallo, dell'avvocato che la difendeva. "C'è stato un contenzioso sul piccolo?". Anche se agli atti, fin qui disponibili, risulta l'esatto contrario. "Qualcuno - si chiede Nanni - si è opposto all'adozione?. A questo punto chiederemo tutte le carte del caso ai giudici dell'Uruguay e faremo le dovute domande alle autorità spagnole". Nel primo round tutto questo era inimmaginabile e del resto il Ministero aveva chiesto controlli circoscritti, di fatto nel perimetro del nostro Paese. Ora si va in tutte le direzioni, a caccia dei riscontri, ammesso che ci siano, di quel che il Fatto descrive. Appunto denunce, ovviamente non anonime, sentenze o provvedimenti dell'autorità giudiziaria che facciano emergere o smentiscano crepe nel racconto consegnato nei mesi scorsi al Quirinale. Nanni è ottimista anche sui tempi: "Se vogliono, visto che siamo in un'epoca digitale, dall'Uruguay possono risponderci anche in tre giorni. Insomma, io spero che a breve possiamo sapere quel che ci interessa". Poi ci si muoverà di conseguenza, passo dopo passo. Dovessero venire fuori incongruenze o irregolarità di qualunque genere, allora si andrà avanti con domande successive mirate. Ma questo appunto dipende da quel che verrà fuori: se la pratica di adozione, per rimanere su uno dei punti infiammati, dovesse risultare lineare ad un check, allora il filone si esaurirebbe. In caso contrario, si partirebbe con una raffica di domande, sempre per rogatoria. Intanto, gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, legali di Minetti, comunicano di aver inviato proprio alla Procura generale tutta la documentazione sull'adozione che sarebbe avvenuta in modo trasparente: "Il minore è stato abbandonato al momento della nascita", come confermato peraltro dal tribunale dei minori di Venezia nel 2024, e "il procedimento di adozione è stato avviato nel 2020 presso l'Istituto uruguaiano per l'infanzia e l'adolescenza, l'Inau, per concludersi il 15 febbraio 2023". Nessun mistero, dunque. Ora iniziano le verifiche.