Ormai l'antisemitismo è una bomba atomica: tutto può succedere, proprio tutto, se non si decide da parte delle istituzioni a prenderlo in mano e agire in fretta, in modo che nessuno si senta autorizzato a gestirlo in proprio. Il ragazzo che ha sparato aveva intenzioni aggressive e confuse, l'inchiesta sonderà la sua psiche, una pistola ad aria compressa e un motorino col numero di targa che serve a identificarlo in fretta lasciano lo spazio solo per dire che la violenza del gesto è contro ogni morale e ogni legge, di lui non so. Solo questo può essere il giudizio sul giovane che ha preso di mira due rappresentanti dell'Anpi il 25 aprile.
Nessuno se ne vanterà, gli ebrei italiani ne sono certo danneggiati; questo tuttavia non trasforma il giorno della vergogna dei cortei con le bandiere di Hamas e di odio per la Stella di David in una giornata del cui retaggio la sinistra debba farsi tutore, è triste che dello stupido, riprovevole sparo approfittino i commenti di Schlein e Lerner, e, che, certo senza giustificare, non hanno però una parola per il contesto, per la disgustosa, umiliante, pericolosa aggressione antisemita che ogni ebreo del mondo sta patendo in questi giorni e di cui la scena del fatto è stata teatro, eccome. La vicenda è una sirena di allarme per i Paesi democratici, dopo mille episodi di odio antisemita senza risposta. Si può immaginare quanta indignazione debba albergare nel petto di un giovane ebreo per quello che deve subire a scuola, al lavoro, dai giornali, quando accende la tv e assiste a panel carichi di menzogne su Israele. E ripeto, questo non deve mai portare alla violenza né verbale né fisica. Ma si deve anche sapere che ieri a Londra venivano accoltellati e ridotti in condizioni gravi due ebrei davanti alla sinagoga di Golders Green. Episodi che accadono ormai a ogni momento, e l'Italia, fra lo stupore generale, è fra i Paesi peggiori. A Roma solo pochi giorni fa un uomo con la kippah è stato aggredito, qualche mese fa un padre col figlio piccolo in un bar sull'autostrada.
Il fenomeno della violenza contro gli ebrei ha invaso il mondo, l'anno scorso ha totalizzato 20 morti, un record. Dal 7 ottobre la nuova norma è la crescita verticale della violenza fisica collegata all'odio verbale. Qui viene un punto ineludibile: inutile fingere che si possa dividere la cosiddetta "legittima critica" dalla violenza crescente contro gli ebrei, dagli omicidi. La pretesa che di Israele si possa dire senza contraddittorio "genocida" e "coloniale" apartheid e che questa sia diventata "scienza" è letale. Si tratta di agire di conseguenza. Lo Stato, gli Stati, devono capire subito che gli ebrei devono essere difesi nelle parole e nei fatti, che deve essere proibita la criminalizzazione.
Con la legalità si può prevenire la reazione inconsulta, ma per farlo ci vuole coraggio istituzionale e culturale da parte dei Paesi che ospitano le comunità ebraiche. D'altra parte per gli ebrei è naturale e provato capire che la forza più grande è quella della difesa: qui non è previsto mai più il ruolo di pecore al macello, e neanche quello dell'attacco rabbioso.