Il giallo delle due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella (Campobasso) si complica. E crescono i dubbi sulle analisi dei campioni di sangue, che forse non hanno "raccontato" quanto potrebbero. Tanto che il procuratore di Larino, Elvira Antonelli, chiede nuovi approfondimenti sulle provette prelevate, comprese quelle di Gianni Di Vita, il marito e padre sospettato di duplice omicidio (su cui non sono state trovate tracce del veleno). Tuttavia al centro analisi Maugeri di Pavia non sanno nulla, né hanno ricevuto alcun incarico. A confermarlo è lo stesso direttore del Centro anti veleni, Carlo Locatelli: sulle analisi bis, spiega, "non c'è alcun precedente, nessuna casistica. Le analisi sono già state fatte e i risultati sarebbero gli stessi. Il nostro lavoro è terminato qui". Del resto una relazione c'è già: è quella che ha consentito di scoprire la ricina nel sangue di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Nel documento è spiegato il meticoloso lavoro svolto a Pavia, a partire dal primo screening risalente ai primi giorni di gennaio quando furono ricercati circa 1.300 agenti tossici tra farmaci, metalli, pesticidi e tossine vegetali. Poi la ricerca si è allargata a sostanze meno comuni fino ad arrivare alla ricina. Perché allora servono nuove analisi sui campioni? La domanda principale a cui è necessario rispondere per dare una svolta alle indagini è: quali sono state le modalità di intossicazione? Gli unici reperti che possono dirlo sono sangue e cibo. "Cercheremo lì" ha detto, entrando nell'istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, il medico legale Benedetta Pia De Luca, incaricata dalla Procura di Larino. Ieri i consulenti medici degli indagati e delle parti offese hanno potuto esaminare al microscopio i vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sui corpi di mamma e figlia. La dottoressa ha chiesto una proroga di 30 giorni per il deposito della relazione definitiva. Le indagini si concentrano sulle flebo che mamma e figlia si sarebbero fatte somministrare a casa da un "conoscente infermiere" durante le vacanze di Natale proprio perché già da giorni non si sentivano bene. La cura fai-da-te risale ai giorni precedenti al ricovero in ospedale. Cosa contenevano quelle iniezioni? Chi le ha preparate? A parlarne è stata Maria, 70 anni, madre di Laura Di Vita, cugina di Gianni.

