“Dentro questo clima la tensione è salita, fino al punto in cui qualcuno ha pensato di essere legittimato a passare dalle parole ai fatti. Quando si delegittima l’altro in modo sistematico, quando si disumanizza, poi non ci si può stupire se la realtà degenera”: è questo il pesantissimo commento del predicatore di Torino Brahim Baya dopo che le forze dell’ordine hanno individuato il responsabile degli spari del 25 aprile, un ventunenne iscritto alla Comunità ebraica di Roma.
Ma cosa vuole dire con questa frase? Dopo aver fatto un excursus in cui spiega che le "si è arrivati perfino a tentare di introdurre una legge bavaglio che impedisse ogni critica a Israele", che “voci critiche che sono state messe a tacere” e che “parole disumanizzanti sono state normalizzate”, legittima in modo indiretto, e quindi riferito a chi, secondo lui, ha subito questo trattamento come i palestinesi? Per l’odio e la violenza non c’è spazio e giustificazione alcuna.
E, semmai, chi ha subito continue vessazioni sono stati gli ebrei: esclusi da convegni, dichiarati sgraditi nelle città, scortati come se fossero dei reietti. Ma nulla darà mai il permesso per gesti all’infuori del dialogo e del civile confronto. Anche se spiegarlo a chi ha elogiato i terroristi e i missili iraniani, beh, forse è un po’ complesso.

