Inwit-Fastweb, scontro da 100 milioni

Scritto il 30/04/2026
da Marcello Astorri

Il gruppo delle torri difende il contratto che gli garantisce la sostenibilità del debito

L'ambizione è ottenere uno sconto da 100 milioni l'anno per l'affitto delle torri. Così per trascinare Inwit al tavolo delle trattative, Fastweb+Vodafone ha messo a terra una sua strategia. Tutto parte da una consulenza dell'aprile 2025 richiesta da Swisscom la casa madre di Fastweb+Vodafone allo studio Legance Associati. Dalla valutazione degli avvocati, su un documento di 40 pagine, emerge che il contratto da 375 milioni di euro annui garantiti (con adeguamento all'inflazione) per 16mila siti oggi non sarebbe più conveniente dopo che la legge del 2023 ha alzato i limiti elettromagnetici per gli operatori. Significa che non serve più avere in affitto lo stesso numero di torri in virtù del segnale più potente. Una volontà di rivedere le tariffe rafforzata dal fatto che per le società di telecomunicazioni di casa nostra i margini sono da tempo in sofferenza a causa di un eccesso di concorrenza. Il fatto è che Inwit, pur dicendosi aperta al dialogo, non intende cedere a richieste esorbitanti: il contratto di servizio, detto Kramer Master Service Agreement, era stato pensato nel 2020 per permettere a Inwit di sostenere il debito da 5 miliardi incamerato fin dai tempi della fusione tra le torri di Tim e Vodafone che portò i due gruppi a incassare 5 miliardi a testa tra contanti e azioni. I due grandi operatori, insieme, garantiscono 950 milioni di ricavi annui, di cui 750 relativi al perimetro originario del contratto di servizio. Su 1,1 miliardi di fatturato di Inwit, i due big della telefonia pesano per oltre l'86%. Oltre che sulle condizioni, è in atto uno scontro legale anche sulla durata dell'intesa: Inwit ritiene sia in vigore fino al 2038, mentre Fastweb+Vodafone crede di avere mani libere già da marzo 2028. Così ha inviato una disdetta (al pari di Tim) entro 24 mesi dalla scadenza, passaggio fatto lo scorso marzo e contestato da Inwit che si è rivolta al tribunale. Il gruppo delle torri ha fatto valere nel 2022 una clausola sul cambio di controllo del gruppo, che in base agli accordi permetteva l'estensione del contratto per complessivi 16 anni: questo sarebbe avvenuto quando Tim ha venduto la propria quota al fondo Ardian, facendo venire meno il controllo congiunto con Vodafone. Il fatto è che Swisscom ritiene che Inwit abbia perso questa facoltà - non esercitandola - già nel novembre 2020, quando Vodafone Europe ha conferito la sua partecipazione in Inwit alla sussidiaria Central Tower Holding Company. Successivamente, nel dicembre dello stesso anno, quest'ultima società è passata a Vantage Towers poi quotata in Borsa. Il semplice cambio di veicolo societario, secondo gli svizzeri, avrebbe determinato già allora un cambio di controllo, nonostante l'azionista di riferimento fosse ancora Vodafone.

La sensazione, però, è che il vero punto siano le condizioni del contratto. Ben «33 milioni dei 375 pagati nel 2024», si legge sulla consulenza a Fastweb+Vodafone di uno studio francese, «sarebbero potuti essere evitati con un tetto standard del 2%» alla rivalutazione all'inflazione. A fianco alla strategia legale, il gruppo di telefonia - secondo un documento consultato da Il Giornale - ha ipotizzato anche alternative industriali per sostituire Inwit alla fine del contratto, più o meno difficili e realizzabili. Tra le quali, anche una parziale migrazione sul competitor Cellnex o anche l'acquisizione della stessa Cellnex Italia. Si scriveva anche di una possibile alleanza con Tim, che poi è stata effettivamente annunciata per la costruzione congiunta di 6mila torri. Nello stesso documento si legge dell'«ambizione di Vodafone Italia di ridurre la spesa di 100 milioni durante il processo di rinegoziazione». Un forte sconto che andrebbe verosimilmente replicato anche per Tim, con un fardello da 200 milioni di mancati ricavi che Inwit non pare essere disposta ad accettare.