La guerra ha un nuovo fronte gli Usa si schierano a Panama

Scritto il 30/04/2026
da Sofia Fraschini

Washington contro la Cina a difesa dei corridoi commerciali. Con Hormuz e i rincari del petrolio centrali le rotte strategiche

L'effetto Hormuz sugli altri canali, in particolare quello di Panama, ha acceso un duro scontro sugli snodi chiave del traffico mondiale dove transitano gas e petrolio. Una «guerra dei passaggi commerciali» che vede contrapposte, in particolare, Usa e Cina in una seconda puntata ad alta tensione dopo che, a inizio 2006, Panama (da cui passa il 6% del commercio globale) aveva annullato le concessioni portuali a una grande società cinese (CK Hutchison). Una decisione presa sotto la pressione degli Stati Uniti (che vogliono ridurre l'influenza cinese sulle infrastrutture critiche) e a cui si somma un nuovo secondo attacco mentre, in paralllelo, Tokyo attinge alle scorte e gli Stati Uniti consolidano il ruolo di superpotenza energetica globale.

Gli Stati Uniti hanno promosso una dichiarazione congiunta (con Bolivia, Costa Rica, Guyana, Paraguay e Trinidad e Tobago) accusando la Cina «di politicizzare il commercio marittimo e minare la sovranità delle nazioni. Panama è una pietra angolare del nostro sistema di commercio marittimo e, come tale, deve rimanere libera da indebite pressioni esterne», prosegue la dichiarazione.

Interpellato in merito, Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha definito le affermazioni «completamente infondate». E alla domanda su chi voglia Panama, cercando di trasformare questa via navigabile internazionale, che dovrebbe rimanere neutrale in ogni momento, nel proprio passaggio privato, «credo che la risposta sia ovvia», ha aggiunto Jian. Da ricordare anche che il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva criticato la Cina il mese scorso per ispezioni delle navi, sempre nel Canale. Ma perché, anche dopo quanto è accaduto a Hormuz, questo passaggio è così conteso? Senza il passaggio tra Iran e Oman, da cui transitavano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, il 20% dei consumi mondiali e un terzo del commercio marittimo di greggio, l'Asia è in difficoltà. Le alternative terrestri, come oleodotti e infrastrutture a terra, possono assorbire solo una parte limitata dei flussi energetici.

Così, si guarda alle alternative. Il Canale di Suez, che collega Mediterraneo e Mar Rosso, consente di accorciare di oltre 7mila km la rotta tra Europa e Asia rispetto al passaggio attorno al Capo di Buona Speranza. Oggi circa il 12% del commercio mondiale attraversa questo corridoio. Più a sud, lo stretto di Bab el-Mandeb rappresenta la porta d'accesso al Mar Rosso, con il transito quotidiano di milioni di barili di petrolio e una quota chiave del traffico container. Più a est, lo stretto di Malacca è uno dei passaggi più trafficati al mondo, fondamentale per i flussi diretti verso Cina, Giappone e Corea del Sud. Ma l'aggancio con gli Usa, e quindi Panama - che collega Oceano Atlantico e Pacifico è il vero cuore degli interessi di Pechino. Panama movimenta circa il 6% del commercio globale e collega oggi circa 1.900 porti in oltre 170 Paesi, servendo quasi 180 rotte. I costi dei suoi slot di passaggio sono quasi triplicati, da circa 140mila dollari agli attuali 385mila dollari.

Continua intanto, sullo sfondo, la corsa del petrolio innescata dall'uscita degli Emirati dall'Opec: Wti a 105 dollari (+5%) e Brent che tocca quota 120 con i timori di un lungo stop a Hormuz.