Trump imbraccia il fucile. E si prepara al blocco lungo

Scritto il 30/04/2026
da Gaia Cesare

Il presidente pronto a raid "brevi e intensi" in Iran. Eppure, per strozzare il regime, punta sullo stop a Hormuz: "Chiuso fino all'intesa sul nucleare"

Fucile d'assalto fra le braccia. Bombardamenti sullo sfondo. Nel testo dell'immagine, generata con intelligenza artificiale, il messaggio minaccioso con cui Donald Trump mette fretta all'Iran, per dire "no more Mr Nice Guy": non è più tempo di fare i bravi ragazzi, adesso si gioca duro. Teheran "non riesce a darsi una mossa. Non sanno come firmare un accordo non-nucleare". Ma "farebbero bene a svegliarsi presto", conclude il presidente americano.

La minaccia della guerra incombe, Centcom avrebbe già messo a punto un piano per un'ondata di attacchi "breve e potente" contro l'Iran per sbloccare lo stallo nei negoziati, secondo Axios. Ma la tregua, al momento, prosegue anche dopo la bocciatura americana all'ultima proposta dell'Iran, che voleva rinviare il nodo nucleare a un secondo momento delle trattative e ha ricevuto invece un due di picche di risposta da Washington. La portaerei Ford lascia il Medioriente, ma "il blocco di Hormuz andrà avanti finché non ci sarà l'intesa sul nucleare", insiste Trump, che ieri ha parlato anche con Vladimir Putin, pronto a un cessate il fuoco in Ucraina per il 9 maggio, e a essere coinvolto nella custodia dell'uranio arrichito dell'Iran. Nel frattempo, il leader americano si prepara a un lungo stop dello Stretto, con l'obiettivo di soffocare il regime già in grande affanno (il rial ha toccato il minimo storico) e costringerlo a negoziare.

Il leader della Casa Bianca avrebbe incaricato i collaboratori di prepararsi a una prolungata fase di fermo dei porti iraniani, in modo da continuare a colpire le casse del regime bloccando l'export di petrolio di Teheran. Non a caso, alla presenza del segretario al Tesoro Scott Bessent e degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, Trump ha incontrato martedì le Big Oil americane. Serve capire come gestire meglio l'impatto del fermo di Hormuz sui consumatori americani e sull'economia, specie se questo durasse ancora alcuni mesi, e come aumentare produzione o import, anche attraverso il Venezuela, con l'obiettivo di contenere i prezzi della benzina. Il Brent ha sfiorato infatti i 120 dollari al barile, anche a causa dei timori del blocco prolungato e la guerra è già costata agli Usa 25 miliardi, con il presidente in caduta nei sondaggi, al 34%, il minimo storico di consenso nel suo secondo mandato. L'uscita degli Emirati arabi uniti dall'Opec avvicina Abu Dhabi a Washington e farà circolare più petrolio, ma avrà effetti nel medio termine. Nell'immediato, il tycoon vuole continuare a strozzare economicamente l'Iran, per costringerlo a un'intesa, senza escludere attacchi "brevi e potenti" di pressione.

"Il regime si è indebolito, ma non al punto di collassare", avverte il figlio dello Scià cacciato nel '79 dagli ayatollah, Reza Pahlavi. Eppure l'America di Trump è convinta di essere sulla buona strada. Il Dipartimento del Tesoro ha imposto nuove sanzioni a 35 entità e individui iraniani coinvolti nella loro elusione. Per il segretario al Tesoro, Scott Bessent, "in seguito alla campagna di massima pressione, l'inflazione a Teheran è raddoppiata e la sua valuta si è rapidamente deprezzata. L'isola di Kharg, il principale terminal di esportazione petrolifera, sta per aggiungere la sua capacità massima di stoccaggio, il che costringerà il regime a ridurre la produzione di petrolio, con perdita di circa 170 milioni di dollari al giorno e danni permanenti alle infrastrutture petrolifere", mentre gli Usa - aggiunge Hegseth - hanno preso di mira anche l'infrastruttura bancaria ombra iraniana, l'accesso alle criptovalute, le reti di approvvigionamento armi, il finanziamento di gruppi terroristici e le raffinerie cinesi indipendenti che supportano il commercio petrolifero iraniano. "Decine di miliardi di dollari non entrano più a Teheran".