Carlo III conquista il Congresso americano e Donald Trump, tra battute pungenti e citazioni forbite. Durante la visita di stato negli Stati Uniti, il sovrano inglese ha tenuto un discorso a Capitol Hill che ha guadagnato ben 12 standing ovation bipartisan: un intervento in cui ha parlato di Oscar Wilde, Charles Dickens, e della Magna Carta, e nel corso del quale ha pure rivolto alcune osservazioni incisive.
Il Telegraph l'ha descritta come "una raffinata operazione diplomatica", e il Re si è dimostrato "l'unico leader britannico che il presidente Usa ascolta", nonostante abbia lanciato alcune velate critiche alle posizioni del tycoon. Se Trump ha valutato (almeno a parole) il ritiro delle sue truppe dalla Nato, infatti, Carlo ha affermato che l'Alleanza Atlantica è "più importante che mai". E sull'Ucraina, ha esortato gli Stati Uniti ad avere una "risolutezza incrollabile" per aiutare il Paese e la sua "coraggiosa gente", la stessa dimostrata dagli americani dopo l'11 settembre.
Secondo il comandante in capo, il Re "ha tenuto un discorso magnifico" di cui è stato "molto invidioso". Durante la cena di stato alla Casa Bianca, The Donald ha definito la dichiarazione di indipendenza "un miracolo per i secoli a venire, capace di innescare una rivoluzione di vasta portata in termini di autogoverno e libertà umana", e ha ringraziato la Gran Bretagna per il "grande, grandissimo dono di una ricca eredità, aggiungendo che la maggior parte delle ex colonie britanniche non sa quanto debba al Regno Unito". Mentre il figlio di Elisabetta II ha provocato Trump sostenendo che se non fosse la Gran Bretagna, gli americani parlerebbero francese. "Lei ha recentemente osservato, presidente, che se non fosse per gli Stati Uniti, i paesi europei parlerebbero tedesco - ha detto -. Oserei dire che, se non fosse per noi, voi parlereste francese...", aggiungendo poi prontamente che "naturalmente, entrambi amiamo profondamente i nostri cugini francesi".
Parole a cui ha risposto subito il presidente Emmanuel Macron: "Sarebbe chic", ha detto il titolare dell'Eliseo. Carlo ha ironizzato anche sulla tanto discussa ristrutturazione della Casa Bianca. "Non posso fare a meno di notare i lavori all'East Wing, presidente. Mi dispiace dover dire che noi britannici abbiamo compiuto un nostro tentativo di riqualificazione immobiliare della Casa Bianca nel 1814", ha affermato, facendo riferimento all'episodio in cui, durante la Guerra del 1812, le truppe britanniche diedero alle fiamme la residenza presidenziale, allora nota come "Executive Mansion".
Tuttavia, Carlo III sembra aver trovato la strada per conquistare il cuore del presidente americano, e come dono prima di lasciare Washington, gli ha donato una campana seguendo una tradizione iniziata dalla madre, che aveva donato una nuova Campana della Libertà per celebrare il 200esimo anniversario dell'indipendenza. Ieri i reali inglesi hanno proseguito la visita a New York, con tappe al memoriale dell'11 settembre (in compagnia del sindaco Zorhan Mamdani) e ad Harlem. Ad accoglierli una metropoli blindata, con misure di sicurezza rafforzate dopo la recente sparatoria di sabato alla cena dei corrispondenti.
Secondo il Secret Service il piano, preparato da settimane, è stato ulteriormente rivisto negli ultimi giorni prevedendo dispositivi multilivello, con il coinvolgimento delle autorità britanniche e delle forze locali, dalla polizia di New York ai vigili del fuoco. Per la regina è in programma una tappa alla sede principale della New York Public Library sulla Fifth Avenue per donare un esemplare storico di Ro, il piccolo canguro amico dell'orsetto Winnie the Pooh, assente dalla collezione di pupazzi in mostra permanente nella biblioteca.

