L'eterna guerra dei partigiani rossi: insultato il figlio di Gorrieri

Scritto il 30/04/2026
da Stefano Zurlo

Dopo l'intervista al "Giornale" sull'eroe cattolico della Resistenza, è gogna sui social: "Sei un burattino"

La guerra è finita, la guerriglia no. Quella va avanti, anche se sono passati ottant'anni dalla fine del conflitto. "C'è qualcuno - spiega al Giornale Claudio Gorrieri (nella foto) - che non ha aggiornato le lancette della storia". Indossa ancora l'elmetto e si mobilita contro tutti i presunti nemici che mettono in discussione il suo scricchiolante pantheon, le sue certezze, perfino l'immaginario che alimentò il mito della superiorità comunista. Dunque, Gorrieri junior ha concesso nei giorni scorsi un'intervista al Giornale in cui per la prima volta ha raccontato le umiliazioni, le sofferenze e l'isolamento in cui per una lunga stagione il padre, Ermanno Gorrieri, figura leggendaria della Resistenza cattolica, poi deputato della Dc, ministro e tante altre cose, fu confinato nel dopoguerra a Modena, la sua città, dove dominava l'ala più intransigente del Pci. E invece la narrazione di Gorrieri junior, dirigente industriale in pensione, suscita reazioni indignate e furibonde, come se la guerra in Emilia fosse finita ieri pomeriggio.

"Il Giornale fascista non merita un tuo intervento, infatti ha forzato", fa sapere Pietro. E Moreno delegittima l'uomo che ha avuto il coraggio di guardarsi allo specchio: "Il presente Gorrieri è il solito figlio di, privo di qualunque merito proprio che per mania di protagonismo va a cianciare su uno dei peggiori fogliacci della destra destra per venire puntualmente strumentalizzato come un burattino". Filippo è più sottile ma va nella stessa direzione: "Se mai il Pci (che non esiste più) si sia impossessato della Resistenza, è solo perché gli altri hanno smesso di testimoniarla. Per cui, caro Gorrieri, faccia pure anche lei il me culpa". Insomma, come la giri è colpa solo di chi finalmente ha svelato una storia di famiglia che riguarda un'intera generazione, ma forse anche due o tre: la brigata Italia che combatté a Montefiorino e nei mesi cupi della fine del 44, ebbe decine di caduti; ma poi, dopo la Liberazione, il Pci provò a sminuire il ruolo di quei patrioti che si erano battuti contro i nazisti ma non volevano consegnare l'Italia ai soviet e nemmeno aspettavano la rivoluzione. Per fortuna arrivano anche messaggi di plauso. "Ottimo articolo Claudio - osserva Simone -. Dai commenti rimane l'impressione che non si possono affrontare i fatti se non con le vecchie bandiere". Una sintesi acuta del disagio che si prova a leggere, con un pizzico di incredulità, le parole scagliate sui social contro Gorrieri da decine di "nostalgici". Una tendenza inarrestabile, forse in corrispondenza con la deriva di certa sinistra contemporanea, stregata dalle posizioni più islamiste e antisemite. Ma il trend è quello. "I convertiti - sentenzia un altro arrabbiato che non si firma - sono i più fanatici". Peccato che qui non ci sia nessun cambio di casacca, ma solo onestà e memoria.