"L'Italia non ha bisogno di me. Ma di copiare dal Portogallo"

Scritto il 29/04/2026
da Marco Lombardo

Il tecnico José Mourinho e la crisi del nostro calcio: "Ciclicamente si riesce a fare pulizia, a differenza di altri Paesi"

Diciassette anni fa Mourinho apriva un ombrello sotto il sole giusto qualche secondo prima che cominciasse a piovere: era solo uno spot allora, ma ancora oggi il tema è che José viene prima di tutto.

"José Prima" è lo slogan azzeccatissimo di una nuova pubblicità su tutti i nostri schermi dal 4 maggio, dove lo Special One si trova scavalcato dai clienti di un'assicurazione che ha legato il suo brand al nome del tecnico portoghese: "E mi sono divertito a farlo, anche perché io faccio cose solo se mi divertono". Anche allenare. Il tempo è cambiato, i capelli sono più bianchi, il volto abbronzato ha però lo stesso sguardo di sfida di un mito che non vuole mollare: "Un giorno forse arriverà un nipote a farmi smettere, ma fino a quel momento". Siede rilassato su una poltroncina in pieno centro a Milano, ed anche la sua Milano è cambiata. "Ma è cambiato il mondo".

In peggio, José?

"Non è questione che sia meglio o peggio: non possiamo dominare certe cose, possiamo solo imparare ad adattarci. Per questo è meglio non mettersi a piangere per quello che non è più, ma lottare per andare avanti nel modo migliore".

È cambiato anche il calcio, in questi anni.

"È vero: il calcio è un micromondo di questa realtà. Ma, come ho detto, io riesco a divertirmi ancora: mi piace allenare e far migliorare i giocatori, vivere le partite. Questa è la parte migliore, questo è il mondo che difendo: nonostante gli anni passino, non riesco ancora a immaginarmi senza".

Una volta Vialli disse che aveva smesso di allenare perché doveva guidare non più dei giocatori, ma delle piccole aziende.

"Luca avrà detto questo 20 anni fa, era un ragazzo intelligente. Devo dire che ora è ancora peggio".

E allora come si fa?

"Si deve stare in equilibrio. Ogni calciatore è un piccolo mondo: una volta esistevano solo lui e il procuratore, adesso c'è tanta gente intorno a lui. Bisogna fare in modo che quel suo mondo coincida con il tuo, per esempio senza contraddizioni tra preparatori e nutrizionisti della squadra o personali. O senza che la sua vita privata finisca per rovinare il gruppo".

Parliamo del calcio italiano. Siamo di nuovo nella bufera.

"In realtà io credo che il calcio italiano non sia diverso dagli altri, solo che qui ciclicamente si riesce a investigare e fare pulizia".

Però siamo di nuovo fuori dai Mondiali.

"Quella è un'altra cosa. Qualcuno mi ha chiesto se allenerei la vostra Nazionale: la mia risposta è che non avete bisogno di un tecnico straniero. Avete Allegri, Conte e ne potrei citare altri 5 o 6, non è questo il punto".

E quindi come si fa?

"Vi faccio l'esempio del Portogallo: molte persone si chiedono perché un Paese di 10 milioni di abitanti riesca ad andare ai Mondiali e ad avere tanti giocatori così bravi che finiscono nelle migliori squadre dei campionati in Europa. La risposta è: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni dentro quelle squadre. Basta questo per capire. E, magari, copiare".

Domenica l'Inter potrebbe vincere lo scudetto.

"Mi fa piacere per Chivu, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato che potesse fare l'allenatore. Era un ragazzo per bene e tranquillo, un bravissimo giocatore, però non sembrava un predestinato. È stato intelligente: ha studiato, ha fatto la gavetta nelle giovanili, ha imparato nel modo giusto. Non è nato allenatore per generazione spontanea".

Mentre in altri casi

"Confermo: molti oggi vanno in panchina perché sanno vendersi bene. Avere un buon Pr vale più di essere davvero capaci".

L'immagine è tutto, insomma.

"Diciamolo: questa cosa che l'idea di gioco vale più dei risultati è la più grande bugia dal calcio. La prima cosa è che per vincere bisogna avere tanta qualità e fare tante cose per bene, solo dopo viene l'estetica. Il prodotto vincente è un prodotto vincente".

Quindi Mourinho non è vecchio.

"Sento dire cose come difendiamo la sconfitta. Ma per favore".

Perché a Roma è così difficile vincere?

"Non so: per me Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l'Olimpico sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori. Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma, perché poi quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita".

Perché?

"Non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare".

Ultima cosa: qual è il futuro di José Mourinho? Qualcuno ha scritto il Real Madrid, oppure davvero un giorno la Juventus?

"No, il mio prossimo traguardo è portare il Benfica in Champions. Abbiamo fatto un tragitto straordinario, siamo l'unica squadra che in Europa non ha perso una partita, se vinciamo le prossime 3 partite giocheremo nella coppa più grande d'Europa. Questa è l'unica cosa che sta nella mia testa".

Prima di tutto. Chissà poi.