L'ultimo dei romantici. Meglio sarebbe dire, l'ultimo fenomeno di un calcio romantico. Lui è Igor Protti, l'indimenticato centravanti che ha sedotto il tifo soprattutto a Livorno e Bari e oggi, a 58 anni, sta giocando la partita più impegnativa cercando di segnare il gol decisivo al male più vigliacco di ogni secolo, "lotto ogni giorno, non posso fare altro" ha raccontato di recente. Igor ha fatto sognare ragazzi che oggi sono uomini e il loro tributo d'affetto e vicinanza è enorme nonostante in questo sport abiti sempre meno il cuore e sempre più il business. "In presenza e con i messaggi in questi mesi ho ricevuto tanto affetto, è la dimostrazione di come il calcio possa unire...", le sue parole. E per ricevere amore poco conta se in bacheca coppe e scudetti sono pochi, come nel caso di Protti, campione soprattutto in provincia e tra le grandi nei momenti sbagliati, nel Napoli che retrocesse in B e nella Lazio di Cragnotti in seconda fila. Eppure con un record in tasca che difficilmente gli verrà rubato: capocannoniere in A, B, C e - nella massima serie - con una squadra poi retrocessa.
Insomma, anche lontano da riflettori e palmares il cuore può battere forte e al bomber è stato dedicato il documentario "Igor. L'eroe romantico del calcio" che, dopo la passerella d'esordio al Bifest di Bari, ha girato in tour tutta Italia. L'omaggio è firmato dal regista Luca Dal Canto che ha confidato di "aver avuto il bomber come idolo di un'intera adolescenza". Tuttavia la domanda delle cento pistole forse, in questo momento, è un'altra. Cioè, come ha reagito Protti nel rivedersi la prima volta. "Si è commosso - ha svelato Dal Canto -. E gli è spuntata perfino una lacrima. Lui, che ha paura di essere felice perché la gioia è spesso seguita dalla più amara delle tegole".

