“Buongiorno, sono la Principessa di Venezia…” Scusi? "È così che mi chiamava il ministro Giuli. Invece il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi diceva di me che sono 'una ragazza che sa farsi apprezzare'. Lei capisce quanta misoginia? Quanto disprezzo? Forse anche quanta invidia. Io sono un direttore d'Orchestra con un curriculum di tutto rispetto . Non sono una ragazza e nemmeno una principessa. Per la cultura italiana e per la musica credo di avere fatto molto"
Beatrice Venezi, dopo essere stata licenziata in tronco dalla Fenice per un'intervista rilasciata a un giornale argentino, risponde alle mie domande con voce pacata, una lieve cadenza toscana, molta ironia e parecchie battute taglienti. È convinta di avere subito una grande ingiustizia ma quasi quasi ne è soddisfatta. "Soddisfatta", mi dice, “ di non far parte di quella casta, che ha molto potere e molto poche qualità”.
Beatrice, ha sentito la proposta del Ministro Giuli durante la trasmissione di Fiorello dove propone di affidarti la direzione del Teatro delle Vittorie?
Abbiamo un Ministro della Cultura geniale: io dirigo e lui stacca i biglietti.
Partiamo dall’inizio. Perché è stata nominata dal sovrintendente Colabianchi direttrice musicale della Fenice?
Non per una imposizione dall’alto. Questo è certo. Io non ho una tessera di partito, se davvero fossi stata una “sorella d’Italia,” sarei ancora in sella. Tra me e Colabianchi sicuramente il raccomandato non sono io.
Quindi perché è stata scelta?
Suppongo per le mie doti professionali e artistiche. Colabianchi mi aveva chiamata varie volte dirigere a Cagliari, e immagino che mi stimasse.
Lei però era conosciuta come donna di destra. Era salita sul palco di Atreju, aveva diretto un concerto del primo maggio, nel 2022, voluto da Giorgia Meloni. Diciamo che è una donna politicamente esposta.
Esposta si, tutelata mai. Né prima né dopo la mia nomina.
Qual era l’idea che Colabianchi si era fatta di lei?
Credo che volesse rinnovare la Fenice, credo che fosse una scelta artistica la sua. Voleva fare di Venezia il motore del rinnovamento.
La sua persona era la scelta giusta?
Io ho il mio pubblico. I miei concerti sono sempre sold out. So parlare ai giovani. E’ chiaro che non ho il curriculum di un direttore di 80 anni. Però il mio curriculum è notevole, è pubblico, chiunque può controllarlo.
Dunque perché Colabianchi le ha cancellato il contratto dopo pochi mesi dalla firma?
È evidente che l'intervista a “la Nacion” è un pretesto. E’ stato travisato quello che ho detto.
Le accuse di nepotismo che lei ha lanciato?
Non ho fatto nessuna accusa di nepotismo. Erano dichiarazioni dentro un ragionamento. Io ho detto solo che è evidente che chi appartiene a un lignaggio di musicisti ha un vantaggio competitivo, sennò non si spiegherebbe la presenza nelle orchestre di famiglie intere. I figli d’arte sono sempre esistiti e continueranno ad esistere. Essere figlio d’arte non è una colpa. Forse non è neanche un merito. Non ho mai detto che i concorsi erano truccati né niente di simile.
Però i suoi critici hanno detto: “faccia dei nomi…”
Se vuole qualche nome glielo posso fare. All’interno della Fenice c’è per esempio Marco Trentin, che è uno di quelli che si è opposto con vigore alla mia nomina, lui è secondo violoncello, poi c’è sua cugina, Anna Trentin; Marco è nipote di Giorgio Trentin, storico oboista della Fenice. Sono passati per la Fenice anche Matteo Trentin e Alessandra Trentin, occasionalmente. Sono i migliori su piazza? Può darsi, io mica ho detto di no. Ho solo osservato che le famiglie non mancano.
Colabianchi dice che con quella intervista lei ha offeso l’orchestra.
Non ho offeso l’orchestra. Io invece subisco da settembre un attacco continuo che viene da dentro la Fenice, una campagna diffamatoria e di bullismo che ha lo scopo di distruggere la mia carriera. La Fenice non mi ha difeso. Libertà di espressione? Certo: a loro è riconosciuta. Come mai a me no? Io chiedo chi ha permesso che mi si attaccasse pubblicamente parlando dal palco? E le spillette contro di me? E il lancio di volantini? E le interviste su tutti i media nazionali e internazionali? La Fondazione ha mosso un dito in mia difesa? Non dico che dovesse prendere dei provvedimenti, ma almeno una lettera di richiamo. Invece niente. Lei capisce la sproporzione tra quello che ho detto io e ciò che è stato gettato addosso a me?
Lei ha detto che il teatro era in mano ai sindacati.
Mi pare che la mia cacciata dimostri che avevo ragione.
Di cosa aveva paura l’orchestra?
Del nuovo. Sapevano che io ero arrivata per rinnovare. Il nuovo non piace a tutti. E’ molto più facile continuare a suonare Traviata e Barbiere di Siviglia. Temevano che io rompessi gli equilibri.
E Colabianchi?
Si è adeguato. Ha lasciato che il sindacato mantenesse il controllo artistico.
Perché?
Perché è interessato mantenere i suoi due stipendi.
Due stipendi?
Sì, lui è sia sovrintendente che direttore artistico. E non ha rinunciato a uno dei due stipendi. Li somma.
L’Orchestra della Fenice è una orchestra di valore?
La Fenice è una istituzione prestigiosissima in tutto il mondo. Per la sua storia. L’orchestra della Fenice però non è nemmeno tra le 100 migliori orchestre del mondo. Faccia lei. Ho sentito che si sono paragonati alla Berliner Philharmoniker. Mi viene da ridere. Non sono in grado nemmeno di allacciare le scarpe a quelli della Berliner Philatmoniker.
Il contrasto tra lei e Colabianchi è di questi ultimi giorni o è iniziato prima?
Questo cambio ha coinciso con il protrarsi delle manifestazioni violente da parte dell'orchestra, che riverberavano anche su di lui. Avrà temuto per la sua poltrona e ha scelto il quieto vivere? È una domanda che andrebbe fatta a lui.
Colabianchi la ha boicottata?
Le racconto questa. Mi trovavo recentemente a Buenos Aires per una produzione. Viene da me il direttore artistico del teatro e mi dice: “Che bello, mi hanno chiamato per questa coproduzione con la Fenice nel 2028”. Io cado dalle nuvole. Colabianchi stava andando avanti con la programmazione 2027/28 senza avermi consultata e in più uno dei progetti riguardava anche una collaborazione con Buenos Aires, cioè con un teatro per il quale io lavoro, senza avvertirmi!
Lei protestò con Colabianchi?
Certo. Lui mi rispose tutto piccato e aggressivo.
Come ha saputo di essere stata licenziata?
Dai giornali. Il comunicato dell’Ansa è uscito prima che a me arrivasse la mail della Fenice.
C’è anche un danno di immagine?
Si, mi sono stati fatti gravi danni di immagine. Qualcuno ne risponderà
Poi è stata chiamata da Colabianchi per una spiegazione?
No. Nessun contatto.
L’ha chiamata il ministro?
No.
Ha ricevuto solidarietà dal mondo politico?
L’unica solidarietà che ho avuto è venuta da Matteo Salvini, da Susanna Ceccardi e da Daniela Santanché. Mi hanno scritto anche persone di sinistra: Piero Sansonetti, Marco Rizzo.
Giorgia Meloni?
No. Niente.
Si è sentita usata?
Non sono funzionale al partito. Vengo dal mondo della cultura dove loro hanno poco. Mi hanno usata e poi hanno fatto di me carne da macello.
Messaggi di amicizia?
Mi arrivano migliaia di messaggi. Li ringrazio e mi scuso se non riesco a rispondere a tutti. Messaggi di sostegno. Molto trasversali.
Il suo licenziamento che messaggio manda al paese?
Sono stata abbattuta con violenza. Il messaggio è che va avanti chi abbaia di più. Mentre chi dice la verità viene sanzionato. È profondamente diseducativo.
Il fatto di essere una donna, bella, libera non collocata a sinistra quanto l'ha penalizzata nella sua carriera?
Moltissimo. Chi esprime un pensiero che non coincide con l’area di sinistra paga. Non solo io: Sgarbi, Veneziani, Buttafuoco.
Se lei tornasse indietro si esporrebbe di meno?
Mi è costato moltissimo espormi. Ma è la mia natura. Io sono io e i miei principi non sono in vendita. Non devo rendere conto a nessuno. Ne ho pagato il prezzo di questo mio atteggiamento. La libertà costa. Io lo so da quando ero bambina…
Rifarebbe tutto?
Non andrei a dirigere quel concerto del 1 maggio voluto dalla Meloni.
Chi viene tutelato in Italia?
Viene tutelato chi è organico al potere.
Lei per il grande pubblico chi è?
Un direttore d'orchestra e forse un simbolo di libertà.
Delusione, rabbia, dispetto: cosa prova?
Delusione. Io avevo molte idee sulle quali avevo già iniziato a lavorare e che avrebbero rivoluzionario la Fenice e la sua immagine. Sono sicura che avrei lasciato un segno
E ora?
Ora mi dispiace soprattutto per il povero Alberto Mattioli: come farà senza di me? Non potrà più denigrarmi tutti i giorni su La Stampa. Cosa scriverà? Beh, forse, finalmente, si metterà a studiare e magari prenderà una laurea.
A che età ha diretto il suo primo concerto?
A 22 anni.
Andrà in televisione?
Posso provare a fare una trasmissione che non sia come quella di Augias.

